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Ben presto tutti gli automobilisti dovranno dire addio al libretto di circolazione e al certificato di proprietà. Questi due documenti sono stati fusi all’interno del foglio unico di circolazione e proprietà. Come si è giunti a questa decisione? Cosa cambierà per gli automobilisti?

Questa decisione è la conseguenza del decreto attuativo della riforma della pubblica amministrazione qualche anno fa. Se tutto andasse come deve andare, gli automobilisti risparmierebbero circa 40 euro l’anno per ogni pratica di immatricolazione o passaggio di proprietà.

Prima di lanciarsi nei festeggiamenti, bisogna accertarsi che sia realmente così e che non ci siano brutte sorprese dietro l’angolo. Partiamo dunque dalle basi.

Cosa è il libretto di circolazione?

La carta di circolazione o libretto di circolazione è la somma dei dati tecnici e amministrativi della vostra auto.

Questo documento viene rilasciato dalla Motorizzazione Civile, al momento dell’immatricolazione di un veicolo, a prescindere se sia nuovo o usato.

Il certificato di proprietà è invece il documento che viene rilasciato dal Pubblico Registro Automobilistico (PRA) che attesta lo stato giuridico del veicolo.

È fondamentale per validare un passaggio di proprietà o notificare il furto/demolizione/radiazione del veicolo.

Quello che sta succedendo è una conseguenza della digitalizzazione dei documenti iniziata nel 2015 con il Certificato di Proprietà Digitale.

Quando è stato annunciato?

È stato il viceministro ai Trasporti Riccardo Nencini ad annunciare che gli automobilisti avranno un solo documento per l’auto al posto dei due attualiprodotti da Aci (il certificato di proprietà del veicolo) e Motorizzazione (il libretto di circolazione). Il viceministro Nencini si era impegnato già tempo addietro fa per ridurre i contributi degli automobilisti e sembra esserci riuscito.

L’integrazione tra Mit e Aci

Su questa unione si era pronunciata anche l’Autorità Antitrust, chiedendo l’istituzione di una sola agenzia sottoposta alla vigilanza del Ministero dei Trasporti, in cui far confluire le funzioni ad oggi svolte dal Mit e da Aci. La creazione di un’unica agenzia avrebbe avuto come conseguenza l’introduzione di una sola modalità di archiviazione che avrebbe poi portato al rilascio del documento contenente i dati di proprietà e di circolazione degli autoveicoli. Questa azione è sempre mirata ad una semplificazione amministrativa nella gestione delle banche dati stesse. L’integrazione tra le competenze dei due Enti avrebbe due ottime conseguenze:

  • ridurre i costi relativi alla gestione dei dati, semplificati in un unico foglio;
  • porrebbe fine ad un’anomalia, prettamente italiana. Anche se affermano che la carta di circolazione, concessa dalla Motorizzazione, è l’unico documento valido per la circolazione dei veicoli in tutti i paesi, in Italia questo documento deve essere necessariamente accompagnato dall’iscrizione del veicolo al PRA, gestito dall’Aci. Solo tramite questa iscrizione l’intestatario del veicolo diventa anche proprietario.

Le novità per le auto nuove

Nell’ipotesi in cui le tutte le novità verranno confermate ed attuate, per le auto immatricolate a partire da giugno 2018 (la data in cui dovrebbe parte l’attuazione del foglio unico), avranno a disposizione un solo foglio di carta, uguale al libretto attuale. Le informazioni riportate sul libretto (generalità dell’intestatario del mezzo) avranno anche il valore di attestare la proprietà del veicolo. Tutte queste pratiche vengono di solito svolte direttamente dal concessionario.

Le novità per i veicoli già in circolazione

I veicoli già in circolazione prima dell’attuazione del decreto non subiranno grandi novità, i documenti attuali non verranno cambiati fino a che il veicolo non verrà venduto (o sottoposto a modifiche tecniche). Le pratiche necessarie alla messa in strada del veicolo restano le stesse, tutti gli adempimenti potranno essere svolti nello stesso luogo, lo Sta (Sportello telematico dell’automobilista), costituito dalla Motorizzazione, dall’Aci o dalle agenzie di pratiche auto (che richiedono il pagamento di un supplemento per il servizio).

Ulteriori specifiche

La riforma non riguarda tutti i veicoli: ne risultano esclusi infatti i motorini e le microcar, per le quali il certificato di proprietà non è mai esistito.

L’automobilista dovrà pagare solo due bolli, invece dei quattro attuali: in totale si troverà a pagare 32 euro invece degli attuali 62, visto che sarà l’Aci a consultare direttamente la banca dati della motorizzazione. Anche la tariffa da pagare subirà una piccola riduzione, passando da 37 a 30 euro.

Il risparmio per gli automobilisti della cifra di 32 euro è dovuto alla cancellazione dell’imposta di bollo, che viene attualmente versata al Pra, per l’emissione del certificato di proprietà (circa 8,6 milioni di pratiche l’anno). Il risparmio riguarda solo questo frangente, tutti gli altri costi restano inalterati: 10 euro circa di diritti alla Motorizzazione, 32 euro di imposta di bollo per l’emissione del libretto, 27 euro per i costi della pratica al Pra e almeno 151 di Ipt (tariffa valida sotto i 53 kW di potenza), più 42 per l’emissione delle targhe nel caso di auto nuova.

Con l’introduzione di questo decreto, l’Italia si avvica nella normativa a tutti gli altri paesi europei: anch’essi prevedono un unico documento, attestante l’immatricolazione avvenuta del veicolo e la sua proprietà.

Per quanto riguarda la fusione del Mit con l’Aci è stata rimandata, in seguito alle numerose polemiche e critiche, specie da parte dei dipendenti delle società che avevano il plausibile timore di una riduzione del personale. Non esisterà un’unica agenzia, ma si è trovato allo stesso tempo un compromesso per il bene del cittadino: le banche dati resteranno separate, non ci sarà nessuno spostamento di personale né guerre di comando, ma l’effetto e il risparmio per gli automobilisti sarà lo stesso.